Articolo Africa 2007

Linguaccia dall'Africa

Articolo scritto al ritorno (dopo qualche mese necessario per iniziare a digerire il rientro) dell’esperienza in Togo – Benin nel 2007

“Padre al ritorno cosa possiamo fare per la gente che abbiamo incontrato?” Una domanda che irrompe nel silenzio sotto il paillot, in un giardino di terra rossa, troppo curato e silenzioso per credere che oltre il muro ci sia quella serie ininterrotta di buche al fianco delle quali le persone vivono, aspettando che qualcuno che percorre la pista prima o poi si fermi, per scelta, e non per un guasto.

La risposta è di una semplicità disarmante “Ricordatevi dei volti, possiamo adorarli adorando il Signore”, Don Paul è capace ancora di lasciarci senza parole con lo stesso messaggio che avevamo ascoltato al principio di questo viaggio. Sembra trascorso un tempo senza misura, eppure l’orologio ci dice che sono solo 17 giorni, da quando nello stesso luogo ci dissero:

Al ritorno ricordatevi dei volti…non ricorderemo cosa abbiamo fatto, ma le relazioni, i volti e i nomi

Che a parlare sia un uomo nato qui, cresciuto fra riti animisti ed ora capace di trasmettere una fede come pochi grandi personaggi hanno saputo fare con i giovani, oppure una donna che ama l’Africa e vuol donare la sua esperienza a noi non importa, il messaggio è lo stesso, troppo semplice e conciso per esser capito. Siamo abituati ai regali dati con le mani, quando si tratta di qualcosa che va donato con il cuore è difficile da comprendere per noi.

L’Africa ha il tempo, l’occidente gli orologi, così mi rendo conto che quel frammento di tempo che questa terra ha condiviso con me non è sufficiente nemmeno per non farmi stupire di fronte allo stesso messaggio ripetuto ancora una volta.

Mani

E’ qualcosa di assurdo accettare che la richiesta fatta a noi, ragazzi occidentali, provenienti dal nord, pieni di gioielli tecnologici utilizzati per rubare immagini e suoni da questa terra, arrivati qui dalla società del consumo e del “progresso”, sia chiesto di ricordare. Non di fare, né di regalare i nostri preziosi beni, ma di ricordare, per chi è capace di pregare, per tutti di costruire. Costruire non case scuole o pozzi, ma uno spazio dentro di noi da riservare a queste persone. Il resto, se ci sarà, sarà un di più, una naturale conseguenza.

Missione” per incontrare, incontrare persone che ci mostrino il volto di Lui, che mentre ci precede in Galilea pone ai margini del nostro camino tanta gente, volti e sguardi unici attraverso cui si manifesta. Si mostra e ci parla solo se abbiamo il coraggio di fermarci, di tirare il freno di quell’autobus così veloce dal quale difficilmente si scende.